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Blog di Cristina Savi - Trovare nuovi modi per comunicare


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sabato 29 ottobre 2016

Generazioni in Circolo #scrittureautobiografiche

Avevo già scritto del mio rapporto con il Circolo di Trobaso.
Oggi è stato proprio come tornare indietro ma guardando avanti.


Avanti dove? In un luogo in cui non esistano etichette, in cui generazioni agli antipodi possano coesistere e in cui attività attinenti a tempo libero, sport, cultura e gioco non necessariamente si debbano dare fastidio.

Forse questo è ciò che vorrei, invece di non-luoghi per bimbi, non-luoghi per ragazzi, non-luoghi per giovani, non-luoghi per anziani.

Ma LUOGHI/SPAZI qualsiasi, in cui tutto sia possibile, in cui si possa andare, venire, stare, passare, con chi c'è.

Ringrazio il Circolo per l'iniziativa che ha proposto, ringrazio la Pigi (Dinosauro Teatro) perché è una garanzia e ha saputo cavarsela magistralmente nonostante l'acustica impegnativa.

Io mi sono divertita, a tratti anche più dei bambini ed è stato bello vedere l'aspetto ludico di molti genitori, zii, nonni, messo in gioco per ridere e apprendere (nel caso particolare le arti circensi con i piatti).

Dei bambini che dire? Sono, per me, ogni giorno la conferma al fatto di essere sorprendenti.







Il gioco è una cosa seria!!

lunedì 24 ottobre 2016

La Casa del Popolo di Trobaso #scrittureautobiografiche

Che la Casa del Popolo di Trobaso faccia parte della mia vita non è solo un modo di dire affettivo e nostalgico, legato ad un sentimento idealista. No, la Casa del Popolo l'ho proprio vissuta.

Avevo 5 anni quando mia mamma ne era "banconiera" e per un paio d'anni, tutti, e dico tutti, i momenti liberi della mia giornata, della mia settimana erano tra quelle mura. Divenni presto mascotte del Circolo, esperta di scala quaranta, attenta osservatrice del gioco delle bocce (anche perché era occasione per vedere mio papà), immancabile presenza alle feste di Carnevale in maschera e a tutti i balli, le cene e le iniziative che vi ruotavano intorno.

Così 35 anni fa il mio ingresso alla Casa del Popolo, che oggi di anni ne compie 70.


E' stato sempre grande amore? Non direi proprio. 
Quando vieni etichettata "comunista" già alle elementari, quando ascolti discorsi di "diritti dei lavoratori" come fossero Hansel e Gretel e tu ancora devi iniziare la scuola dell'obbligo, quando gli eventi elettorali sono più importanti del Natale perché vedono tuo papà e le conoscenze familiari presidiare i seggi come fossero posti di blocco e si parla solo di quello, quando le tue estati tra i 10 e i 13 anni, in nome del Partito, ti vedono girare tra i fornelli e i tavoli della festa dell'Unità, forse un po' di antipatia ti si crea.

Un carnevale, vestita da eschimese
Così ad un certo punto, con tutta la ribellione adolescenziale che mi appartenne, appena approdata alle Scuole Superiori, decisi che della Casa del Popolo non ne volevo più sapere. E non volevo più sentire tutti quei discorsi adulti sui diritti, sulla lotta proletaria, sull'emancipazione, sulla partecipazione. Ma queste cose: giustizia, difesa, lotta, partecipazione mi lavoravano dentro e non me ne sono più liberata (ammetto anche una predisposizione caratteriale). Con fierezza, dico oggi.


Così ho iniziato a rappresentare, prima, i miei compagni di classe, poi ancora lo sviluppo di una cultura di integrazione e partecipazione, prima con ARCI poi con la cooperazione sociale per finire ad essere quotidianamente impegnata a difendere le "categorie" definite più deboli, a lottare contro i soprusi e a non accettare che ci sia un "padrone".

Ora la Casa del Popolo per me è un luogo (ci ho fatto pace negli anni), un luogo che può divenire di aggregazione, un Circolo Arci nel quale mi piacerebbe veder nascere nuovi progetti e culture. E' davvero una casa (mia di sicuro, credo che mi conoscano anche i muri, oltre ai veterani), etichettata male, nel tempo, vittima di uno snobbismo generazionale, che ha altro da fare e altri luoghi in cui andare.

Intanto Buon Compleanno Casa del Popolo e che tu possa mantenere questa, recente, aria giovanile.