Non c'è niente di costante tranne il cambiamento

Blog di Cristina Savi - Trovare nuovi modi per comunicare


Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta social media. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta social media. Mostra tutti i post

lunedì 5 novembre 2018

Il mio regalo di Natale: pacchetti di consulenza e imperfect soul

Ho già parlato di blog. Ma cosa penso che sia un blog? Un mezzo e non un fine.


Come uso io il mio blog (dal 2010)?

Uso il blog come bacheca (mi rendo conto) o come quelle pubblicazioni bi-annuali, non ho mai usato il mio blog per fare business, ma solo come strumento di comunicazione: veicolo da sempre le informazioni che ritengo servano, quando mi preme dire la mia su un argomento, sfruttando i social per farlo sapere. Non scrivo per forza. La rete è già troppo piena di documenti senza senso.
Scrivo qui quando i caratteri consigliati nei post dei social network sarebbero troppo pochi. Perché non amo chi narra storie o fa proseliti in un post Facebook o Instagram.

Cosa so fare e ha un senso dirvi alla fine di #pilloledifranchezza?

Questi i servizi che posso offrire e ciò che faccio. Li trovate qui 
Così conoscete ance il neonato Imperfect Soul. Una fucina, un insieme di teste, di azioni, di stili, di idee.



Un grazie di cuore a tutti voi che in questi mesi mi avete seguito, a chi mi ha fatto domande o chiesto consiglio.

#pilloledifranchezza 2018 The end

Sotto l'albero: Intorno agli unicorni. Supercazzole, ornitorinchi e ircocervi - Maurizio Ferraris - Ed. Il Mulino

lunedì 29 ottobre 2018

L' e-commerce è in crescita, ma non guarisce tutti i mali

Ormai chiunque, dei miei colleghi, o affermati studi di consulenza, parla di e-commerce quale la frontiera più evoluta per allargare fette di mercato, ovvero aumentare il fatturato, o anche solo per rimanere "vivi" in un sistema economico che non può fare a meno dello sviluppo del commercio elettronico.

E' vero, ci sono dei pro, e vi dirò per chi, e dei contro e farò altrettanto.




I PRO

  • l'artigiano che produce, produce e produce, ha molta merce pronta e deve trovare nuovi canali di vendita perché a livello locale il mercato è saturo
  • il commerciante che ha scelto di vendere prodotti esclusivi e di nicchia, o personalizzati che necessitano di nuovi target (un pubblico non necessariamente residente nel raggio di 20 km) per far fronte alle immobilizzazioni di magazzino, ma anche per vendere ciò che "vende" a parole utilizzando i social.
  • il creativo che vuole testare il mercato senza affrontare il rischio di un'impresa e dei costi di uno spazio fisico, soprattutto se offre pochi pezzi per prodotto e unici
  • i blogger che inventano una linea propria, l'e-commerce è comodo per convertire immediatamente i like dei follower (che altrimenti capite che servono a poco) in moneta, ovvero "pensi sia bello, o buono, puoi acquistarlo direttamente"
  • far parte di un market place, in cui uno entra e compra come fosse in una piazza, perché trova tutti i settori. Quindi unitevi piccole imprese e fate rete. Magari con un blog collettivo (link), incentivate l'esperienza d'acquisto presso di voi e unite le forse per gestire l' e-commerce.
I CONTRO
  • il commerciante che vende grandi marchi non apra un e-commerce suo. Trovi un accordo di scontistica e diriga gli acquisti all'e-commerce già esistente (ormai tutte le grandi imprese commercializzano anche online)
  • cosa succede alla parte emozionale dell'acquisto? Chi volesse solo risparmiare se ne frega, chi invece sceglie prodotti con un acquisto online con budget sopra i 100-150 euro si aspetta l'emozione nella ricezione del pacco a casa. Quindi non pensate che basti uno scatolone riciclato e del polistirolo. Attenzione al packaging e se potete agite sull'olfatto.
  • essere piccoli, fare tutta una serie di attività di comunicazione e rischiare che il cliente potenziale cerchi i prodotti, da voi decantati, online, ma non attraverso voi, ma attraverso gli e-commerce già esistenti in rete. E' facile ormai trovare tutto. Quindi se proprio voleste parlare di un prodotto accertatevi che il vostro fornitore ne sia al corrente e vi riservi un prezzo adatto oppure aprite un vostro e-commerce ma solo ed esclusivamente per prodotti che necessitino di una consulenza per essere acquistati e utilizzati, oppure che creiate dei servizi aggiuntivi all'acquisto che fidelizzino il cliente online (letteralmente poco fedele).  Altrimenti perché uno dovrebbe acquistarli da voi e non su altre piattaforme?
Esiste ormai la possibilità di collegare, gratuitamente, i vostri prodotti (ad esempio presenti sul vostro e-commerce) direttamente dalle piattaforme social più conosciute: Facebook e Instagram.

Per qualunque altra informazione chiedetemi pure.
Se voleste una consulenza trovate tutti i servizi, che offro, qui.

#pilloledifranchezza

lunedì 22 ottobre 2018

Filosofia post, diamoci delle risposte. Dalla parte di chi dovrebbe acquistare.

Sinceramente non mi è molto chiaro perché vi sian tanti like a post inutili.
Vada per gli amici che ti supportano anche quando parli d'aria ma gli altri?

Ho sempre avuto il difetto di non comprendere il perchè sia necessario perdere tempo a raccontare cose finte quando le cose vere sono molto più interessanti per alcuni motivi che vado ad elencare:

  1. non rischio di deludere le aspettative
  2. esprimo una personalità e non la tendenza del momento
  3. sono credibile
  4. dico qualcosa di potenzialmente utile non volutamente illusorio di una realtà che non c'è.
E chi l'ha detto che la realtà non possa emozionare? 
Ci vogliono idee, certo, nuove, situazioni suggestive e informazioni rilevanti.

Rosamunde Pilcher e la scrittura sentimentale

Così ogni volta che vedo piatti, tazze, passeggiate, cenette, abbracci, aperitivi, colazioni, tavole apparecchiate perfettamente, pose fintamente casuali e ci leggo pure dei post che fanno concorrenza a Rosamunde Pilcher mi chiedo ma a quale pro?


La gente è così scema da credere che ciò sia reale? No, è che a tutti piace sognare.

Non è mai capitato ad alcuno di vivere qualcosa di così bello da dimenticarsi di immortalarlo? O ancora di immortalarlo senza preoccuparsi del pacchetto di sigarette dello zio, della borsa dell'amica, dei capelli spettinati di proprio figlio?
Io credo di sì. 
Ecco questa è la realtà.
Il resto è puro marketing digitale.

Ci sta che se una foto fosse sfuocata o buia, cosa la pubblico a fare. 
Ci sta per un fotografo di professione fare scatti impeccabili.
Ma gli altri?
Mi rifiuto di credere che qualcuno ci creda. Davvero.

E dico alle aziende sempre, che il loro più grande investimento sono i clienti e la formazione.

Il resto è puro piacere edonistico, soprattutto i social media. Fondamentale, certo, in questo momento storico, pare, indispensabile; che si studino post interessanti va bene, che sposino la vostra storia, perfetto, ma non che raccontino qualcosa che le imprese o il professionista non è. 

Quindi dico, nessun incanto, per aspiranti influencer, chi vi racconta che basti inventarsi una storia, dice balle. E per le imprese? Una pagina, o più pagine ben studiate: verità, identità, strategie con i clienti (che non vuol dire fregarli, ma prendersene cura pur facendo anche i propri interessi), sono le parole chiave.
I social di sola suggestione non dureranno. Hanno già stancato.
Servono foto belle, ma reali, serve il coinvolgimento di chi vi segue, serve far parlare di voi.
Le foto incredibilmente belle, fatte da fotografi, se potete le consiglio, certo, sono la vostra vetrina digitale; queste però non possono e non devono raccontare nulla che poi il cliente non trovi davvero.

Mancia: focalizzate sempre prima di ogni campagna di comunicazione chi siete davvero e cosa offrite. Un'identità forte non delude. E soprattutto ogni vostra azione volta a convertire i follower in clienti deve assolutamente soddisfare le aspettative.

#pilloledifranchezza 

lunedì 15 ottobre 2018

Influencer, ambassador o brandvocates

Di cosa sto parlando? Di possibili strategie da utilizzare sui social per sfruttare al meglio la capacità di diffusione della rete investendo, con un po' di criterio, il proprio budget di comunicazione (che bisogna avere).

Degli influencer avevo già parlato. E si definiscono influencer, con distinzione tra "Stelle", per intenderci, Chiara Ferragni e Alice Campello e "Stelle nascenti" come Valentina Cabassi, coloro che influenzano (così si crede) le decisioni di consumo, aumentando la propria notorietà e quella di un marchio (o più di uno ormai).
Per parlare di cifre, un post della Ferragni costa all'azienda 12.000 euro (dati 2017).

Ma non sono cifre per la piccola media imprese queste.

Imperfect note book

Meglio concentrarci su Ambassador e Brandvocates (anche detto brand advocates)

Il primo si può immaginare come l'ambasciatore del brand, colui che per proprie competenze riceve un compenso per diffondere comunicazioni, utilizzo di prodotti, proposta di stile. 

In questo caso la piccola media impresa si potrebbe avvicinare a qualcuno di questi, con profili e reputazioni affidabili solo se:
  1. approfondimenti sulla concorrenza, sull'andamento dei prezzi e della distribuzione sappia cosa siano;
  2. si prodighino realmente per la promozione del prodotto/servizio mostrandovi un reale piano editoriale (nel caso di pubblicazione sul blog e post sui social), le iniziative programmate che intende compiere, le attività collaterali che metterà in atto con il brand. Ricordate che li pagate per le competenze non perché fanno belle foto;
  3. vi dica quali obiettivi potrete raggiungere e in quanto tempo.

In mancanza di uno solo di questi fattori, sono soldi buttati via.
Il Brand Ambassador è responsabile della visibilità del vostro marchio e del relativo sviluppo. Deve incoraggiare le relazioni. Fatevi dire come intende farlo. 

Se vorrete buttarvi in questo mondo, navigate, navigate tra i blog che vi interessano di più, guardate i profili social, e cercate le persone che hanno fatto della propria passione una professione, ma seriamente. Che siano preparati sul mercato, o quanto meno sul vostro settore merceologico. 
Non scegliete i cantastorie. 
Interessa di più la vita reale che la pubblicità tradizionale (e ormai quella di molti feed è pubblicità tradizionale) 

Il mio consiglio? Partire con i vostri clienti. Sì , avete capito bene, proprio loro. Sono loro i brandvocates, coloro che verrebbero comunque da voi anche senza che glielo chiediate, sono i consumatori fedeli, quelli che credono nel brand senza che nessuno li abbia pagati per dirlo. 

Ognuno di noi viene influenzato da pareri che arrivano da fonti fidate, cioè da parte di qualcuno che gode della nostra fiducia. 
Chi sono principalmente queste persone? Amici, parenti, colleghi e persone che stimiamo molto.
Tutto il resto, anche sui social, sta diventando una visione passiva di ciò che vuole far apparire il brand. E ha poco appeal sul consumatore finale, che non è proprio scemo. 

Quindi fate parlare i clienti, monitorate quelli migliori, offrite loro esperienze reali, affinate il servizio e la qualità per loro. Lasciate che parlino e interagite con loro, ovviamente.

Invece che 3000 euro per qualche post create iniziative ad hoc per i clienti/consumatori fedeli.
Saranno loro il vostro migliore investimento.

#pilloledifranchezza

Mancia: 
- Marketing 4.0: Dal tradizionale al digitale - Philip Kotler

venerdì 12 ottobre 2018

Dal Mulino Bianco alle stories

Cosa rende diverso uno spot Mulino Bianco dalle stories Instagram di molti influencer anno 2018?

La casa nel verde - Mulino Bianco anni '90

Niente.
Lo stesso vale per i manifesti pubblicitari dei grandi brand e i feed instagram o i post sui blog.

Buon grano - Mulino Bianco
Quanti biscotti avete visto tenuti in mano da qualcuno? Miliardi.
Ancora qualcuno crede che davvero alle 7 del mattino grandi famiglie siano intente a far colazione cercando l'angolazione migliore per la foto? O che questo sia l'immaginario sperato?  Io non ci credo..

Un tempo si pagavano creativi, copy e poi attori o comparse per realizzare spot o campagne media studiate da marketing manager, ora si pagano alcuni blogger (quelli che sono considerati influencer) o le celebrity per fare la stessa cosa, ovvero creare mondi fantastici. 


HopperHQ, lo strumento di pianificazione di Instagram ha analizzato gli 1,2 milioni di post pianificati attraverso la piattaforma e ha scoperto che solo per un quinto (21%) di post sponsorizzati era chiaro che l'utente era stato pagato per pubblicare contenuti. Scoprì anche che, in media, 1 su 20 utenti di Instagram ora monetizzano i loro post e che i contenuti sponsorizzati sono aumentati di oltre un terzo su Instagram (34%) dal 2015!
Le aziende sono davvero ancora convinte che destinare il proprio budget a un paio di post o qualche stories possa funzionare? Forse adesso ancora sì.

Ma l'influencer serve alla piccola media impresa? No.
Per gli stessi motivi per cui il piccolo ristorante o la parrucchiera non pagavano campagne media TV negli anni '90: non vi sono i budget, numero uno, e in secondo luogo i ritorni sull'investimento sono troppo lenti, se mai vi saranno. Fa prima a fallire.

Per quali settori l'influencer potrebbe essere utile alla piccola impresa? Solo laddove quest'ultima abbia prodotti da vendere online o siano venduti in modo capillare nella grande distribuzione organizzata o che crei corner shop/repliche di uno stile ovunque nel mondo. Ecco allora sì, potrebbe avere un senso. Con altri compensi, ovviamente. In tutto il resto dei casi, meglio investire il budget di comunicazione e promozione in altre vie. Tornerò su questo punto.

Se un influencer vi dicesse ho 30.000 followers o un milione di followers cosa rispondere? Brava. E io come posso giovare di tutto ciò? Chiedete sempre i risultati reali.
Perché l'organizzazione aziendale non è uno spot Mulino Bianco.

#pilloledifranchezza 

Mancia: trova la tua storia. Le stories instagram sono un ottimo strumento di content marketing. E gli utenti attivi sulle stories sono in crescita. Qui puoi far conoscere qualcosa in più della tua azienda senza stravolgere l'immagine che hai creato nei feed. 




mercoledì 10 ottobre 2018

Far vivere esperienze al cliente non solo sui social

Quali clienti? Potenziali ed effettivi.
A quelli persi ci dedichiamo in un altro momento, meritano uno spazio tutto per loro.

Come siamo arrivati qui? 
Fino a quando c'era ancora qualcosa da inventare, o quanto meno da riadattare a un contesto diverso, forse saperlo solo raccontare sui social (e nelle news del sito anni fa) era sufficiente. Ora no.


Photo by Alex Loup on Unsplash
Photo by Carissa Gan on Unsplash


Photo by Marc Babin on Unsplash


La capacità di copiare ed emulare altre pagine social è così immediata e veloce che il tuo racconto diventa il racconto di altri, con tutte foto simili e testi più o meno patetici come ne abbiamo già letti un milione e il rischio di interessare pochissimo pubblico.

Ciò che io dico alle imprese, anche microscopiche, ai pionieri, o a chi sente di avere un prodotto forte, è non fermatevi ai social media, alle foto tutte uguali. Questo non fa la differenza. Un blog con contenuti vostri può farla (con video brevi) e puntate sull'esperienza ma quella vera, non quella finta e veicolata per fare una foto. Quelle ormai le troviamo ovunque, gratuitamente.

Vedete le foto che ho pubblicato? Sono bellissime. 
E quante uguali a queste o simili avete visto sfogliando account, blog, pagine? Un'infinità.
Ma queste foto potete trovarle di qualità magnifica e gratuitamente su Unsplash , quindi, o siete un fotografo (e siete giustificati a pubblicare scatti solo suggestivi), oppure, basta foto tutti uguali e finte, ricavate da un set, sempre uguale peraltro.




IDEE:
Porta i tuoi clienti a raccogliere le erbe, se è questo che ti interessa, la prima volta è gratuito poi avrà un costo a persona. Tu aggiungi valore alla tua storia e loro sono felici dell'esperienza e parleranno di te.
Organizza un workshop gratuito per le tue clienti in cui insegni loro ciò che sai fare, loro si sentiranno privilegiate e avranno acquisito dei trucchi, tu avrai guadagnato in fiducia.
Programma delle degustazioni con i clienti migliori, quelli che meritano un benefit, poi puoi anche parlarne sui social, ma magari lo faranno direttamente loro.
Hai un prodotto nuovo, vincente, unico? Perché non andare a testarlo sul campo, nella vita reale, tutti insieme. Il costo di questa giornata per te è un investimento che ti tornerà di sicuro.
Trasmetti la tua passione organizzando giornate per far vivere il tuo mondo, i clienti arriveranno, e la percentuale delle persone soddisfatte ti farà da volano alla promozione.

Favorisci le interazioni tra i tuoi clienti, alimenta la curiosità reale verso la tua attività, offri esperienze genuine, in qualunque settore, anche quello di lusso.
Non regali niente a nessuno, non stai facendo beneficenza, non ti stai svendendo stai investendo.

Punta sui contenuti, trasforma quelli del blog in esperienze reali. E perché no, potrebbero essere gli stessi clienti ad aiutarti a creare contenuti.

#pilloledifranchezza

Mancia: io faccio così, penso, creo e organizzo esperienze (come quelle che avete letto sopra) per alcuni dei miei clienti (che nel mio caso sono altri professionisti o imprese) da far vivere loro direttamente, per settori del mercato di appartenenza, o per i loro clienti.

lunedì 8 ottobre 2018

Creo un blog? Ma devo sapere cosa dire.

Avete pensato al vostro di Blog?

Photo by Andrew Neel on Unsplash

Quando non farlo:

  1. quando avete poco da scrivere
  2. qualora non abbiate voglia di scrivere
  3. se la tematica che vorreste trattare è limitata ad un periodo di tempo troppo breve e comunque non ripetibile

Quando sì:
  1. quando più volte avete sentito il desiderio di voler condividere ciò che conoscete
  2. se sentite che vi manchi un luogo per farvi scoprire realmente
  3. se avete un prodotto così esclusivo o fate così particolari che dirlo potrebbe interessare a molti
Come farlo?
Ci sono piattaforme che permettono di crearne di ottimi in semplici passi: wix per esempio.
Per iniziare va benissimo.
Qualora abbiate un sito web potete collegarlo direttamente al dominio esistente, in caso contrario potete anche acquistarvi il dominio che vi interessa (verificate qui la disponibilità del nome).
Se scrivere non fosse il vostro forte chiedete aiuto a chi, come me, scrive testi anche per altri. Ribadisco l'importanza, però, dell'originalità dei contenuti. Devono essere qualcosa che vi rappresenti davvero.

E poi cosa scrivere?
Date informazioni, siate generosi, fornite contenuti che conoscete.
Nel caso di punti vendita o attività che richiedono il passaggio di pubblico non dimenticate di parlare anche della vostra zona territoriale. Vi sembrerà uno spreco di tempo e di risorse ma nel tempo vi ripagherà.
Per le foto, qualora non necessitiate di scatti particolari ai vostri prodotti, ma cerchiate foto generiche e suggestive di qualità, ricorrete a questa raccolta di immagini.

Quanto scrivere?
Questa è la parte più delicata, appurato che creare un blog è cosa davvero semplice, bisogna iniziare a scrivere i contenuti e soprattutto ad aver chiaro un piano editoriale almeno trimestrale.
Ovvero cosa pubblicare, almeno una volta a settimana per i prossimi tre mesi.

#pilloledifranchezza

Mancia: un'idea per pianificare i contenuti dei post su Instagram. Esempio di pianificazione. Magari non è necessario così dettagliato e quotidiano ma con una certa costanza e coerenza quello si!! Come le vetrine, ricordate?





venerdì 5 ottobre 2018

Cosa potete fare voi sui Social

C'è una linea che divide ciò che potete fare voi da ciò che invece richiede la consulenza esterna di un professionista.

Solitamente questa linea è netta.


Voi cosa potete fare e quando?
- se ciò che vi interessa è solo pubblicare ciò che fate, fatelo da voi. Datevi un minimo di piano editoriale. Non un post il 3 febbraio con una foto, l'altro il 12 maggio con una barzelletta e l'ultimo ad ottobre con la condivisione di un link qualsiasi (tema libero). Di solito non funziona.

Come?
Usate delle App molto utili: Canva e Unfold, rispettivamente utili per crearvi delle grafiche carine e per realizzare le stories per instagram. E programmate.

In questo caso pagare chi vi gestisca i social non ha molto senso e non riuscireste a capire perché dovete pagarlo tanto.

Il consulente o chi vi gestisca i social quando serve e a cosa?
  1. se non avete la minima idea o la minima voglia di dedicarvi ai social serve qualcuno che lo faccia per voi. Un pò come avere la donna delle pulizie o il giardiniere. E bisogna pagarli. Non ci sono scuse del tipo "ma è una fotina", "ma sono solo due post a settimana".
  2. se voleste farvi fare una consulenza da qualcuno che vi dica quali social sono i più adatti a voi, come gestirli, come impostare la linea perchè sia comunicabile dovrete rivolgervi a un consulente. Un po' come andare dal meccanico, dall'estetista o dal dentista
  3. se avete degli account penosi e richiedete il consulto e l'intervento temporaneo di chi ve li metta a posto, serve il consulente. Come chiamare l'idraulico, la revisione caldaia o l'elettricista. 
Qualora il consulente e il relativo piano di comunicazione digitale, fatto di strategie, con annessi e connessi, contatti, relazioni, iniziative vi sembrasse troppo oneroso per le vostre casse, e potrebbe essere, io consiglio di mettervi in rete
Tra realtà simili o attigue a livello geografico o settoriale pagate l'esperto del settore insieme, definite la campagna coerente per tutti voi e potrete suddividervi le spese.
Create un blog o sponsorizzatene uno, create mini video, fate tutorial su temi particolari e collegate le vostre singole pagine social. 
Ad esempio parlate di benessere, di un'area del territorio, di una tecnologia particolare, di una tecnica, di alcuni "trucchi del mestiere", etc. 
Ma metteteci i contenuti.
Organizzate esperienze reali. Da voi. 


#pilloledifranchezza

Mancia: il 55% degli esperti marketing dice che i contenuti blog siano la priorità per il marketing in entrata (cioè quello necessario a farvi trovare) - Statistiche Marketing

mercoledì 3 ottobre 2018

Consigli utili alla piccola impresa

I grandi marchi hanno un ufficio per ogni ruolo e per ogni responsabilità: produzione, ricerca e sviluppo, marketing, risorse umane, a volte anche ufficio stampa, e così via.

La media impresa spesso ha un ufficio segreteria e almeno un figlio laureato in Bocconi con indirizzo marketing.

La piccola impresa (con questo termine generico intendo anche commercianti e liberi professionisti), invece, di solito si trova con il titolare che fa tutto, se va bene avrà qualche dipendente per la produzione, raramente ha un ufficio segreteria; che venda, produca, faccia consulenza, disegni, programmi o organizzi eventi si deve arrangiare a far tutto da solo. Quindi come la mettiamo con la comunicazione? E con quella digitale?

Leggi anche: Social media strategist o Visual merchandiser

Ipotizziamo di organizzare un viaggio.





DESTINAZIONE
  1. Obiettivi: dove voglio andare? Perchè?
  2. Mezzi: con quanti soldi? Così scelgo come arrivarci (da solo, con un consulente, in aereo o in autostop)
  3. Location: appartamento, albergo, villaggio, campeggio, camper (come per la rete, scegliere la piattaforma o le piattaforme a cui dedicarsi)
PRENOTAZIONI
  1. Preventivi: lo faccio da solo o con qualcuno? Mi arrangio o chiedo consulenza?
  2. Conferme: ad un certo punto bisogna decidere
  3. Piano di viaggio: che sia chiaro cosa farete, come e quando
IN PARTENZA
  1. Bagagli: pensare e preparare ciò che si vuole o si deve portare con se. Per la comunicazione è la stessa cosa. Cosa voglio che gli altri sappiano? Cosa devo assolutamente dire?
IN VIAGGIO
  1. Programmazione: o si parte alla cieca e accada quel che accada, ma non è calzante in questo esempio, o si rispetta una programmazione di tappe, voli, scali, visite, con tutte le variazioni necessarie in itinere.
  2. Reportage: fare foto, documentare, raccontare (parlo per le imprese, non per i profili personali)
  3. Entusiasmo: non mollare alle prime difficoltà, ma se le promesse non fossero perseguite avete il diritto di farlo notare.
Tutti viaggiano? No
Tutti devono usare i social? No. L'ho già detto.

I primi passi

Se sei un libero professionista e vuoi solo farti trovare e far verificare le tue competenze usa Linkedin non addentrarti in social come Facebook o Instagram che non saprai aggiornare il profilo (piuttosto che condividere vignette simpatiche è meglio non avere l'account)
Se sei un artigiano, un designer o un creativo Instagram ti sarà molto comodo per mostrare i tuoi prodotti, poni attenzione alle foto. E se vorrai incrementare le vendite ti consiglio di sviluppare da subito un canale di vendita diretta collegata a Instagram.
Se sei un commerciante verifica prima se hai qualcosa da mostrare di interessante, se la risposta fosse negativa, fai un passo indietro, rivedi la linea. Se avrai pezzi unici, non appartenenti ai grandi marchi, sviluppa un commercio online, parallelo. Se vendessi solo prodotti già presenti anche online, investire sull'e-commerce è un dispendio di energia e denaro che avrà ritorno solo se saprai creare un reparto di consulenza personalizzata all'acquisto.
Se sei un consulente creati un blog, veicola ciò che sai sulla rete, collega un account Instagram se avessi belle foto, e ovviamente Linkedin. Crea dei tutorial se ciò che sai può essere veicolato con un messaggio video e utile al pubblico.

Facebook a chi lo consiglio?
Potessi, ormai a nessuno.
Va bene per i profili personali, è usato per far sapere agli amici dove sei stato in vacanza o cosa hai cucinato ieri sera. Funziona per le Associazioni che hanno parecchi iscritti per veicolare eventi o album foto di manifestazioni o corsi. 
Per l'impresa solo per quel genere di attività che organizza iniziative ed eventi con buona frequenza, per la nascita di un nuovo ramo aziendale o un'inaugurazione.
Può servire per collegare recensioni di TripAdvisors o per avere un altro canale di prenotazione. Sono interessanti i "lo consigleresti" (nell'ottica di quanto approfondirò sull'importanza dell'opinione del cliente).


#pilloledifranchezza

Mancia: organizza il tuo viaggio nei social. Durerà un po'. Sei pronto? Carta e penna. Segna le tappe e dove vorrai arrivare, i post che intendi pubblicare, quale sarà il tuo stile e che risultati ti aspetti.
E' importante farsi una programmazione e analizzare le alternative (concorrenza, ispirazioni, nuovi sviluppi).

venerdì 28 settembre 2018

Prima di chiedere una consulenza social

Fermarsi un attimo e riflettere su cosa significa avere un piano di comunicazione digitale aiuta a scegliere
Facciamolo a voce alta:
  1. Se pensi di non avere budget per i prossimi due anni, lascia perdere. Tre mesi gestiti da qualcuno non ti porteranno alcun risultato a meno che nel contratto tu ESIGA assolutamente che ti insegni a gestirti da solo nei mesi successivi. E che tu lo faccia. In alternativa, risparmia questi 1000 euro e fidelizzati i clienti esistenti. Non parlo di pagine di manifestazioni, fiere ed eventi, che necessariamente vedranno impegno non a flusso costante.
  2. Chi sono i miei  concorrenti diretti e indiretti. Te lo sei chiesto? Banale ma chi lo fa? 
  3. Hai pensato a cosa ti interessa ottenere? La conoscenza del tuo marchio o nuovo prodotto/servizio, aumentare il numero di clienti, aumentare la spesa per ogni singolo cliente, abbracciare nuovi target e nuovi mercati, per fare degli esempi. Noioso, lo so, ma bisogna averci fatto un pensierino prima di andare online.
  4. I tuoi clienti potenziali o reali utilizzano i social e sono pronti? Come?
  5. Sono più importanti 2000 like o tre persone nuove che acquistano un tuo prodotto o servizio? La seconda che ho detto. Quale ritorno hanno i like o i follower? Zero, se non vengono convertiti in clienti (parlando di fatturato), diverso se ci interessassero di più affetto e stima virtuali.

In quattro parole: BUDGET, MERCATO, OBIETTIVI, STRATEGIA


Solitamente scrivo, penso, scrivo, analizzo, scrivo, e poi trascrivo e traduco in digitale

Se avessi le idee chiare su almeno tre di questi punti allora sì che sei pronto per pensare anche ai social; ovvero valutare se i social media siano necessari per te oppure no.

La lampada di Aladino

Considerazioni preliminari necessarie, che ti evitano una gran perdita di tempo, soldi e l'essere in balia di chiunque ti venga a proporre una campagna social:

- ho già account facebook, Instagram, Linkedin, Pinterest?
- Come sono le mie pagine?
- Come le vorrei migliorare?
- Ho già una vaga idea di cosa potrei pubblicare?
- Ho delle cose da dire?
- Ho materiale da pubblicare?
- Prima di lavorare sulla vetrina (che sarebbero i social media) ho pensato al prodotto/servizio che offro? E' di qualità?
- Aumentasse il traffico di clienti sarei in grado di soddisfarli?
- Come intendo sviluppare il mio Business?

I social media non sono la lampada di Aladino, non possono realizzare i tre desideri di: aumento follower, aumento clienti, aumento fatturato, da soli.

Solo chi (brand/marca/azienda/libero professionista) ha un prodotto di qualità, offre un servizio di valore, ha qualcosa da dire deve sfruttare il valore di diffusione dei social, gli altri è preferibile che investano in ricerca/sviluppo o formazione. Oppure che lo facciano da soli senza aspettarsi grandi risultati.
Perchè sapete meglio di me, da consumatori, che una volta vi possono anche convincere ad acquistare, ma se vi deludono le aspettative non ci tornerete, e ne parlerete anche in modo critico.

#pilloledifranchezza continua

Mancia: scegli un hashtag che ti interessa o anche più di uno, digitalo nella ricerca Instagram e verifica cosa è già stato pubblicato. Fatti un'idea di cosa vorresti per la tua azienda. Che sia reale.

mercoledì 26 settembre 2018

Social media strategist o visual merchandiser

Penso sinceramente che un Web Content Editor e un Web designer per l'azienda non siano niente di diverso dal vetrinista e che il social media strategist sia, per il cliente, il visual merchandiser del digitale.
Nel caso in cui, invece, chi allestisca una vetrina, non l'abbia anche ideata, si può definire l'allestitore esecutivo di vetrine, per il mondo digital di solito i clienti hanno figli diplomandi, cugini nel settore, amici a tempo perso (e potrei citarvi un'altra decina di casi in cui alla presentazione dei preventivi il cliente si scopre in possesso di una rete di consulenti social media nella sua cerchia amicale o familiare che neppure potete immaginare).

In ogni caso, che si tratti di vetrinista o di visual merchandiser , per non parlare dell'allestitore esecutivo, esiste una collaborazione stretta con il Responsabile marketing e con il Community manager e nel caso della piccola impresa con il titolare.


Ok, avete visto quanti paroloni e quanti ruoli professionali esistono solo per pensare e realizzare una campagna di comunicazione social? Ma qui parliamo di piccola impresa.
Ed è già tanto che si possa permettere un Web editor che faccia anche del design per il web (editore di testi e formati in base alla strategia social) o un Social Media strategist in consulenza, figuriamoci il resto.
Quindi.
Diffidare sempre di quei social strategist che vi promettono: ci penso io! Non possono farlo, non senza conoscervi, senza aver avuto un rapporto diretto e, per un certo tempo, costante con chi le strategie aziendali (o quanto meno l'azienda) le abbia chiare.
In estremis se nessuno avesse obiettivi, il social strategist serio lavorerà prima sugli obiettivi che si possono raggiungere, non su quello che sarebbe bello fare.
Perché chi vi propone il proprio di stile non è un social media strategist. 

Quali sono i rischi?
- che le pagine social non corrispondano all'identità dell'impresa.
DELUSIONE DELLE ASPETTATIVE
- che le pagine social non riescano a far emergere la personalità dell'azienda.
IL TITOLARE NON E' CONTENTO E HA BUTTATO VIA I SOLDI
- che si diano talmente tante nuove incombenze all'impresa che dovrebbe chiudere per occuparsi delle stories, delle foto, dei post, dei filtri, dei video e perché no di diventare influencer.
L'IMPRESA VA IN TILT QUANDO NON HA GRANDI DIMENSIONI.

Quindi un passo alla volta.


Ricordate quando un tempo dilagavano corsi e consulenti per allestire le vetrine al meglio o per ideare allestimenti in punto vendita che spingessero il cliente ad acquistare di più? O ad acquistare i prodotti a marginalità maggiore?
Bene, più o meno tutti avete imparato questo. Ora non vi resta che far lo stesso con i social media. Sono le vostre vetrine.
E così come un tempo o si aveva un punto vendita curato nei dettagli o era meglio lasciar perdere, oggi vale lo stesso nella comunicazione digitale.

#pilloledifranchezza

Mancia: leggere qualcosa del settore non fa male - Digital-coach

venerdì 21 settembre 2018

Di bene in meglio, a proposito di social

"Si pronto?"
"Buongiorno sono Michela Rossi (nome di fantasia per evitare querele), parlo con Cristina Savi?"
"Si, sono io. Buongiorno."
"Mi ha dato il suo numero Mirella (altro nome di fantasia), lei si occupa di Social vero? No perché io, che ho un'attività nascente vorrei essere sui social. Ci possiamo vedere?" (Tutto d'un fiato che io nemmeno parlo)
Oppure
Entro in un negozio, Verbania città piccola, tutti sanno tutto di tutti.
Il titolare, persona conosciuta, perché frequento il punto vendita, di punto e in bianco mi dice: "tu ti occupi anche di farmi venire più gente e di fare i post su Facebook?" (magari, se mi pagassi).

Ecco questo è il tenore delle telefonate ricevute o delle conversazioni medie con i clienti quando non lavori con Agenzie (che si smazzano questa parte prima di passarti un lavoro).

E dopo mesi e mesi di domande tutte uguali e di risposte simili mi sono detta "che sia forse il caso di dire come stanno le cose?"

Questa di solito è la mia faccia

Allora:
- essere presente sui social, nonostante vi dicano che sia come essere sull'elenco telefonico, non è per tutti; e soprattutto richiede una quantità di lavoro (se fatto bene) neppure lontanamente paragonabile a RAGIONE SOCIALE, INDIRIZZO, NUMERO DI TELEFONO e FAX. Voi vi siete chiesti perché volete/dovete esserci?
- a cosa serve esserci se le pagine non vengono aggiornate? Vi fermereste mai a guardare una vetrina con i vetri sporchi, la polvere tra gli oggetti e sempre uguale dagli auguri di Natale? Non credo. Ecco, e perché mai uno dovrebbe essere interessato alla vostra pagina Facebook con ultimo post datato 14 dicembre 2017 "Buon Natale a tutti". Che sia un caso che io ritenga che il responsabile social media sia il vetrinista del digitale?
- quale strana magia sperate accada quando finalmente avete convinto, o pagato profumatamente, qualcuno per farvi foto, post Facebook, feed Instagram e stories? O peggio ancora quando vi siete fatti convincere che non potevate sopravvivere senza una Brand Page accattivante, con foto fighe, o qualcuno di ancora più figo di voi che parli della vostra azienda?
Ve lo dico io. Niente, assolutamente niente. Se tutto ciò non sia conseguente ad un'analisi aziendale (prodotto, qualità, prezzi, localizzazione), valutazione degli obiettivi (fatturato, immagine, crescita professionale, ...), pianificazione di una strategia, verifica del budget di promozione e comunicazione di lungo periodo e conoscenza approfondita del cliente.


Questo è solo l'inizio.

#pilloledifranchezza

Mancia: Il bisogno di affetto si traduce in "like" il bisogno di stima si traduce in "followers" e così via. La nuova piramide dei bisogni. Matti per il marketing

lunedì 7 marzo 2016

La comunicazione oggi, tra serio e faceto

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in tre anziane signore che, ognuna con la propria sedia, se ne stavano a chiacchierare in un cortile soleggiato.
Per curiosità personale e scusa professionale ho rallentato l'andatura per poter ascoltare cosa avessero da raccontarsi.

Ebbene è stato come leggere una chat/gruppo su whatsapp, un forum ad argomenti specifici, una pagina di gossip.

Allora l'idea di rappresentare il passato e il presente della comunicazione con un gioco di immagini.

La socializzazione

L'interazione
Il racconto di sè

La storia

La pubblicità

La condivisione

E dal momento che il tempo di permanenza medio su una pagina di un blog non supera i 3-7 secondi se non viene catturata l'attenzione, confido nell'averla catturata, mal che vada in sette secondi le immagini le avete viste tutte!

Anche i tempi fanno riflettere!

Buona giornata

martedì 19 gennaio 2016

LA VERITA' NON ESISTE. 3/3

Pensare che anche dietro alla persona più corretta si celi la verità non corrisponde al vero.
La notizia non è la verità, è l'interpretazione della verità che fa colui che comunica.
E dietro qualunque processo di scrittura vi è INTENZIONE, che può essere: aumentare le conoscenze, avere un ritorno economico, la manipolazione, la propaganda, etc

COMUNICARE LE INFORMAZIONI
Così la trasformazione del diritto di cronaca in comunicazione persuasiva è un pericolo alle porte, quando il primo bisogno diviene quello di arrivare al pubblico prima degli altri e accattivarsi i "clienti". Questo è un esempio (solo l'ultimo in ordine di tempo)

Lo stesso vale per i blog, al 2014 ne erano stimati oltre 500.000 in Italia, i quali spaziano da racconti personali, viaggi, moda, design, food and wine, politica e nei quali è molto facile confondere l'opinione con i fatti. 
Soprattutto non è da sottovalutare la professione del web copy, un professionista bravo a scrivere e che conosce le tendenze del mercato, soprattutto che sa come una notizia sui social media può essere indicizzata. E così viene retribuito per scrivere blog, articoli aziendali, etc. 

Poter leggere qualche dato che appartiene ai social network (più correttamente social media) mi ha permesso di capire l'impronta che essi hanno sul flusso informativo e sulla diffusione dei contenuti (veri o falsi che siano). I dati sono aggiornati a novembre 2014 sulla base delle analisi di We Are Social e Global Web Index (periodo in cui stavo affrontando ricerche per un altro lavoro):

1.       Facebook 1,35 miliardi di utenti (novembre 2014), con utenti attivi che accedono ogni giorno pari a 64 milioni. Secondo l'11mo rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione gli utenti internet italiani iscritti a Facebook sono il 69,8 %. Altre statistiche evidenziano, sempre in Italia, che 17 milioni di persone accedono quotidianamente a Internet.
E il dato più importante è che per il 92% dei marketers (cioè coloro che per l'azienda identificano prodotti interessanti per un gruppo specifico di consumatori, o anche che li commercializzano per la stessa) i social network sono importanti per il loro business.

2.       Google+ 343 milioni di utenti attivi (novembre 2014) e a fine 2013 gli utenti registrati erano 11,7 milioni dal momento che si considera il grande utilizzo della posta elettronica di Google. Gli utenti in media restano collegati 6 minuti e 47 secondi
3.       Twitter 284 milioni di utenti attivi nel mondo (novembre 2014), e ogni giorno vengono inviati 500 tweet. Il social video lanciato da twitter, Vine, conta 40 milioni di utenti attivi. La particolarità di questo poco conosciuto social network per la condivizione di "corti"è la condivisione di video di molto brevi (6,5 secondi), nella stessa logica delle carettistiche di brevità legate ai tweet
4.       Instagram 200 milioni di utenti attivi(novembre 2014). Dal 2012 è di proprietà di Zuckerberg (Facebook per intenderci). Nel 2013 è stato il social con il maggior incremeto di utenti attivi (23%)
5.       Linkedin 186 milioni di utenti attivi (novembre 2014)
6.       You tube, 1 miliardo di visitatori unici. E' la piattaforma in cui confluiscono la maggiorparte degli investimenti pubblicitari video. Anche se è da sottolineare che tale tipo di pubblicità non è quella preferita dalle aziende, infatti ricopre solo il 10% degli investimenti pubblicitari sul web. Nel 2012 ha generato introiti da video pubblicitari per 1,3 miliardi di dollari.
7.       Spotify, fonte di musica legale online, conta 50 milioni di utenti attivi. Di questi il 12,5 % non usufruiscono del servizio free ma di quello in abbonamento che prevede l'assenza di pubblicità. Stessa cosa vuole proporre You tube.

Fonte: Pinterest - Relevanza

La fonte dell'immagine la si può visualizzare al presente link.

COMUNICARE LE INFORMAZIONI D'AZIENDA 

A livello aziendale la comunicazione è una delle leve operative del marketing.

Il marketing non è:
  • la pubblicità, la promozione e la vendita
  • l'insieme delle indagini di mercato per determinare bisogni e domanda
  • l'artefice della società dei consumi in cui venditore e consumatore convivono in un rapporto di sfruttamento da parte del venditore.

Spesso si confonde il termine in queste accezioni ma il marketing si declina nelle diverse forme. Nell'orientamento al mercato, il marketing non è solo azione (promozione e vendita) ma anche analisi, nella sua concezione strategica.

Ed inoltre marketing, pubblicità e comunicazione non sono sinonimi.

Nel fare marketing, ci si occupa di : prodotto, prezzo, distribuzione (place) e promozione (pubblicità, social media, fiere, pubbliche relazioni, etc). La comunicazione ha a che fare con tutti i modi in cui l'azienda interagisce con il cliente, quindi non solo con le attività promozionali ma anche con prezzo, prodotto e distribuzione.
Quindi tra gli obiettivi strategici dell'impresa (marketing strategico) vi si trovano: un' analisi costante dei bisogni e la ricerca di nuovi concetti di prodotto, che garantiscano all'impresa un vantaggio competitivo difendibile nel tempo (Fonte: Lambin).
Mentre il marketing operativo, che si declina nelle azioni di commercializzazione del prodotto, ha tra i suoi obiettivi far conoscere i prodotti, valorizzarli e raggiungere il cliente senza doverlo ricercare. Ed è tra le leve di marketing operativo che vi si trova la comunicazione. Perché è alquanto raro che l'oggetto/prodotto/idea siano già conosciuti da tutti i clienti potenziali, che la domanda superi l'offerta e che non vi siano concorrenti.
Obiettivo della comunicazione di marketing, oltre al "far sapere", è il far sì che il proprio prodotto acquisisca valore agli occhi del potenziale cliente, per fare ciò si avvale di diversi strumenti esterni ed interni, valoriali e tecnici quali: la coerenza, l'opportunità, la chiarezza, la pubblicità, i social media, la forza vendita.
Resta sempre valido il concetto che definisce una comunicazione di marketing efficace se è in grado di influenzare esperienze e percezioni in modo coerente con la strategia di posizionamento della marca, aumentarne il valore, creare clienti fedeli e stimolare le vendite.


Il social media marketing ha l'obiettivo di generare nuovi contatti o instaurare un rapporto o una conversazione con i clienti effettivi.  In cui i diversi social network vengono via via utilizzati a seconda delle esigenze dell'azienda e agli obiettivi individuati, facendo leva sui profili personalizzati presenti sui social network. I social network sono un ottima base per la profilazione completa del proprio target. Ed è questo ciò che avviene da parte delle imprese. 
O almeno da parte delle imprese più grandi. Per le piccole medie imprese spesso capita che i social media vengano utilizzati senza strategia. Per le aziende sono molto importanti i social. Ma bisogna saperli usare.

L'importante non è esserci, l'importante è aver qualcosa da dire o tacere con eleganza quando si è presenti, e a volte decidere anche di non esserci.



E quando si intende comunicare è necessario aver presente:

- quali siano le informazioni che SI VOGLIONO trasmettere al mercato
- che il messaggio SIA CHIARO
- che ciò che si dice e come lo dice SIANO COERENTI con l'azienda


Ciò che penso.

"Nell'era degli eccessi ridurre è meglio che aumentare"

Vi sono leve che vengono sopravvalutate e altre completamente dimenticate.
Un processo di comunicazione efficace (e anche di vendita) prevede il feedback (diretto o indiretto) al quale è necessario porre attenzione. Ignorarlo è una scelta. 

sabato 17 luglio 2010

Social Media che fatica

Capire i Social Media è una delle sfide del millennio per chi si voglia occupare di marketing e comunicazione.
E sono convinta, che a parte pochi casi di grande esperienza, sia raro riuscire a districarsi tra tutti gli strumenti, i post, i fan, i follower, gli rss, i "condividi" che la rete mette a disposizione.
Ci sono ottimi professionisti, valide aziende, buone attività, eppure se si esegue una ricerca in rete non sempre li si ritrova.
Perchè?
Perchè non tutti sanno utilizzare le ripetute novità interattive che quasi mensilmente iniziano a "girare".
Continuo a credere e ne sono sempre più convinta che non per tutte le attività sia necessaria la iper-presenza, l'interattività a tutti i costi, la continua produzione d'informazioni.
Il rischio è investire molto tempo, senza alcun ritorno e con una grande confusione.
Ci sono settori vocati al web e ai social media, penso alle attività turistiche, ai locali d'intrattenimento, alle aziende di servizi, alle attività che focalizzano il business sull'estero, a chi si occupa di eventi e comunicazione, alle grandi aziende. Ma non tutti. O meglio non tutte le attività tradizionali che vogliono solo aggiungere un "pezzo" alla propria attività.
Usare il web e i social media, ha senso se si rivede l'impostazione organizzativa dell'azienda o della professione. Solo così può divenire un valido strumento di sopravvivenza o crescita.
Fare e-commerce è strategia, aggiornare il blog è un lavoro, scrivere cose sensate su facebook un impegno, capire il funzionamento di twitter richiede tempo, conoscere gli strumenti di ricerca richiede un corso.

Mi immagino ogni piccolo imprenditore, ogni professionista, ogni commerciante, ogni albergatore che debba fare i conti con la rete. E non importa se sia Facebook, il blog, la ricerca di notizie, la scoperta di nuovi potenziali clienti, un sito web credo che per farlo bene ci voglia troppo tempo. Quindi tanto vale fin da subito capire se serve, cosa serve, chi mi può aiutare.

E poi? Una volta fatto tutto ciò, una volta sforzati di sentirsi attuali e moderni, magari con il portafoglio più leggero, e l'assenza totale di quella agilità necessaria per districarsi dalla matassa della rete cosa si può fare?


La mia risposta è prendere fiato, farsi due passi, ritornare al computer, sedersi e prendere un foglio e una penna e scrivere "è la rete che serve a me o io che servo alla rete?"
Se non si sa rispondere, meglio soprassedere e avvalersi di una piccola consulenza, se la risposta è la rete che serve a me, allora iniziare a scrivere: per cosa, cosa devo cercare, come posso farmi trovare. Insomma i social media non sostituiscono un piano marketing e comunicazione, lo integrano.
Se la risposta è sono io che servo alla rete (perchè fornisco contenuti), allora la rete non è la vostra priorità, va bene esserci, con tranquilllità, fornire qualche contenuto coerente, un buon sito web (e non dico bello ma buono), rispondere ad eventuali utenti. Insomma dedicare alla rete 1h al giorno, e magari una mezza giornata una volta alla settimana è più che sufficiente.

Le innovazioni sono importanti se facilititano l'esistenza (anche dell'azienda) non se la complicano.
E pazienza se non sapete usare twitter, foursquare, friendfeed, o altro, quando sarà un'esigenza lo imparerete, ma senza quell'ansia di dover essere a conoscenza di tutto, subito e per forza.