Non c'è niente di costante tranne il cambiamento

Blog di Cristina Savi - Trovare nuovi modi per comunicare


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venerdì 9 luglio 2010

Parlano di me



Perdonatemi il post. Di solito, è buona regola, parlando di comunicazione, non incensarsi, non puntare i riflettori su di se, ma lasciare che, se sarà il caso, lo facciano gli altri! Ebbene, è con grande soddisfazione che riporto l'articolo scritto dall'amico e collega Riccardo Polesel nel suo blog.
Ciò che mi genera ancora più gioia è leggere il mio nome nel contesto dell'articolo da lui redatto.

Si parla di chi conosce alcuni strumenti di comunicazione, non di "guru" della comunicazione, si parla di chi prova a impegnarsi per capire le realtà aziendali e non di chi le "spreme", si parla di chi ancora crede che COMUNICARE sia solo una delle azioni da mettere in campo, non la panacea per tutti i mali (mio articolo precedente). E soprattutto è per chi non pensa di aver già tutte le risposte, ma ancora tante domande.

Grazie Riccardo!

mercoledì 7 luglio 2010

Comunicazione low cost

Ho appreso ieri che l'amica Cristina Mariani ha completato la stesura del suo secondo libro "Comunicazione low cost - dai biglietti da visita al web". Potete leggere l'articolo e scaricare l'idice del libro a questo link.

Il primo libro "Marketing low cost" è stato un vero successo, come già vi ho detto la forza di Cristina sta nello scrivere di argomenti complessi con la semplicità di chi lo fa con passione.

Il nuovo testo potrà essere occasione per molti (piccole-medie imprese e professionisti) per comprendere fino in fondo i benefici e gli strumenti di e per la comunicazione. Ma in particolare l'importanza della COMUNICAZIONE quando è chiaro l'obiettivo da raggiungere, cioè quando è stata individuata la propria Unique selling proposition ed effettuata la Segmentazione necessarie ad individuare il messaggio ("cosa dico, come lo dico") e i mezzi da utilizzare.

Nessuno meglio di se stessi conosce la propria azienda e la propria attività, non esistono super esperti con la bacchetta magica che risolvono problemi e fanno parlare di voi. Esistono invece strumenti low cost da scaricare, software in rete da scoprire, applicazioni da conoscere, e un metodo da imparare.
Analizzare l'obiettivo, pianificare i tempi, organizzare le risorse.
Vi assicuro che si può fare!!

venerdì 25 giugno 2010

Conferenza stampa

Ecco un altro argomento che piace tanto a chi si occupa di comunicazione.
Ma a cosa serve davvero una conferenza stampa?
Organizzarla perchè? Per chi?

Allora, rispondo per ordine:
- a cosa serve?
1 - serve a comunicare informazioni non trasmissibili con un, ben fatto, Comunicato Stampa
2 - serve a presentare in anteprima prodotti, materiali, oggetti

- organizzarla perchè? Per chi?
3- per creare un momento di scambio con i media, incontrare più persone nello stesso momento
4 - per offrire esperienze ai media, altrimenti non reperibili in altro modo
5 - per allargare la rete dei media invitati oltre il territorio di appartenenza

Ma tutte le conferenze stampa sono così? No.
Molte si sono ridotte a attimi di ripetizione di programmi dell'evento, di curriculum dei presenti, due domande di rito da parte dei giornalisti, esibizione di loghi e striscioni degli sponsor e, a volte, un piccolo buffet. Ma così servono?
La mia opinione è: quasi per nulla.

Sempre più spesso i giornalisti danno forfait, i media riservano all'evento o all'iniziativa lo stesso spazio che destinerebbero senza la conferenza stampa, gli organizzatori hanno volti smarriti (di chi non sa perchè è lì) e gli addetti stampa imbarazzati non sanno più cosa inventare.

Quindi?
Propongo che aziende, associazioni, istituzioni, professionisti:
1 - si rivolgano a professionisti e, onesti, uffici stampa, o facciano formazione, al fine di redigere un efficace comunicato stampa e saperlo diffondere;
2- non organizzino più continue conferenze stampa se non c'è il valore aggiunto;
3 - si creino una buona rete di contatti con i media formali e con gli opinion leader;
4 - qualora decidessero di procedere con una conferenza stampa abbiano ben chiaro e definito per cosa lo stanno facendo;


Forse non basta per farsi conoscere ma servirà comunque a migliorare la distribuzione delle informazioni e l'immagine di sè.

Facebook e comunicazione

E' vero, si sente già parlare molto della comunicazione su Facebook ma non resisto alla tentazione di scrivere anch'io.
Sarà che da alcuni mesi faccio parte del Social Network, sarà che investo del tempo nel capire come le aziende comunicano attraverso questo strumento, sarà che "studio" i maggiori utilizzi che le persone ne fanno, sarà quel che sarà ma due parole voglio spenderle.

A cosa serve Facebook? A comunicare.
Ebbene, quindi come per tutta la COMUNICAZIONE in generale ricordiamoci che ogni azione, ogni parola, ogni silenzio, ogni commento, ogni immagine sono comunicazione.
Serve a tutti essere su Facebook? No. O meglio non per tutti facebook può essere la soluzione migliore.
Iscriversi a facebook come azienda, associazione, ente, professionista richiede l'essersi già posti delle domande:
- chi voglio incontrare? E soprattutto, chi m'interessa incontrare è presente sul social network?
- cosa voglio dire? Ho degli argomenti interessanti da condividere?
- come posso crearmi una rete?
- quale valore aggiunto voglio crearmi con la presenza in facebook?
- ho dei servizi dedicati agli utenti facebook? Ho degli argomenti particolari sui quali conversare?

Ma soprattutto, alle persone, agli "amici", ai "fan", interessano i miei argomenti?
E' davvero facebook lo strumento ideale per interagire con clienti effettivi o potenziali?

Spesso capita che piccole imprese o professionisti o associazioni vogliano essere presenti a tutti i costi su Facebook. E la mia risposta è sempre la stessa: perchè? cosa vuoi dire? chi vuoi incontrare? come lo vuoi incontrare?
Senza aver chiare queste risposte, per un'organizzazione è meglio soprassedere.

Altro problema. Chi lo sa davvero usare Facebook? Pochi, forse pochissimi.
Le aziende credono che basti crearsi una pagina. Ma come ci faccio arrivare gli utenti?
Organizzazioni, gruppi, associazioni, istituzioni pensano che basti "creare l'evento" per diffonderne l'informazione e l'invito. Ma quanti lo leggono? E quanto è veritiera la conferma di partecipazione?

Insomma ritengo che come ogni strumento interattivo abbia grandi potenzialità, ma non per tutti e non per tutte le situazioni.

Facebook non è le nuove pagine gialle, non è la rubrica del telefono, non è un album fotografico, non è mezzo di transizione di altri file, contenuti, video, non è solo questo. Attrezziamoci!

sabato 12 giugno 2010

PRO MUOVERE

Promuovere

Questo verbo da proprio l'idea del movimento (da e verso qualcosa), mentre spesso ci si trova davanti all'uso della parola nella forma più statica possibile.

Cosa intendo?

Dico che per spingere le persone ad essere attratte dalla mia attività, dalle mie scelte, dai mie prodotti, dalle mie iniziative devo fare, oltre che dire, e soprattutto non ci si può fermare alla bella idea.

Come fa il pubblico a conoscere? Dove lo incontro? So come informarlo?

Le informazioni che arrivano ad ognuno di noi sono tante, a volte troppe, e ognuno di noi seleziona.

Su quale base avviene la selezione?

Sulla base dell'esperienza che posso vivere.

Solo la pratica, l'emozione, la sensazione che s'imprime nella memoria aiuta il processo di promozione.

Promuovere la propria attività non è solo farla conoscere al maggior numero di persone, in maniera incondizionata. Questo sarebbe troppo rischioso e poco duraturo. Basta il primo concorrente con idee migliori, budget maggiori, canali migliori e la propria promozione sarebbe già verso il declino.


Mentre il considerare la promozione come una scelta consapevole che porti la propria azienda a salire nella graduatoria preferenziale di ogni individuo, questo è essere promosso.

Questa scelta è più difficile da mettere in pericolo.

Non posso dire alle persone. Sceglimi perché sono bravo. Al massimo: ti invito a vede

re! o Siediti a gustare! O vieni a provare! Etc. Ma studiando una buona forma di comunicazione.

A tal fine voglio citare l'iniziativa organizzata con un ristorante locale.

Come far riacquistare fiducia al locale? Come farlo entrare nuovamente tra le scelte del pubblico? Come far parlare del locale stesso? Come far riconoscere i punti di forza?

Organizzando una cena promozionale: prezzo contenuto, menu esemplificativo, buona compagnia.

Scegliere un partner semplice ma che possa avere un seguito.

Non puntare sui grandi numeri ma sulla soddifazione (quasi totale) dei partecipanti.

Cosa non può mancare? Qualità, servizio, sorriso.

Parole d'ordine: umiltà e cortesia.


Questa è promozione!!






domenica 30 maggio 2010

VALORE REALE E VALORE ATTRIBUITO

Oggi vi voglio parlare del VALORE. Il valore che viene associato al prodotto da parte del cliente.
Questo perchè mentre scrivo offerte per i clienti mi chiedo sempre, ma qual'è il valore che il cliente attribuisce al mio bene/servizio?

Nello specifico fare un'offerta per la vendita di uno spazio pubblicitario su un quotidiano online nato da 4 mesi è un'impresa titanica.
Il valore attribuito dal cliente è generalmente più basso del valore reale di tale prodotto.

Questo perchè?
- perchè è un prodotto intangibile
- perchè è nuovo
- perchè non esistono termini di confronto
- perchè il ritorno sui costi d'investimento in pubblicità è difficilmente misurabile

Ma come ovviare al problema? Questo vale per tutti i settori, anche e soprattutto per beni materiali.
Bisogna individuare il prezzo "giusto", per ciascun cliente, cioè quanto è disposto a pagare.

Significa segmentare il mercato, differenziare l'offerta in base ai target, avere diverse fasce di prodotto per diversi clienti , con diverse fasce di prezzo (quindi di costo).

Bisogna identificare il valore reale percepito dal cliente attraverso i benefici che il prodotto/servizio è in grado di offrirgli. Cioè capire cosa il cliente si attende e come possiamo soddisfarlo. Senza dover praticare eccessivi sconti, annullare i margini, sottostimare i costi.

E per capire meglio andrei anche a scomodare il concetto di marca. Cosa intendo se parlo di paniere di attributi?
In parole povere si intendono quell'insieme di fattori che sono in grado di generare l'identità di una marca. Ma di cosa sto parlando?

- Di aspetti tangibili della marca
- Di come i consumatori desiderano essere visti utilizzando la marca
- Dell'immagine di sè che ha il consumatore che utizza la marca
- Della relazione tra marca e consumatori

Tutti aspetti dai quali non si può prescindere per definire correttamente ciò che il cliente è disposto a spendere.

Ecco perchè molti consumatori sono disposti a pagare prezzi più alti o più bassi per prodotti simili o sostitutivi a quelli della nostra azienda. E' tutta una questione di benefici tangibili e intangibili che esso riceve dall'acquisto del nostro prodotto.

Riflettiamo!

martedì 25 maggio 2010

DECIDERE DI COMUNICARE

Grazie allo stimolo di un' amica oggi voglio parlare delle decisioni di comunicazione di marketing. Lei mi faceva notare come mai molti punti vendita (uno in particolare dalla sua osservazione) aprono eppure in pochi anche dopo mesi ne sono a conoscenza.
Spesso il problema è nella comunicazione. O comunque dati per verificati tutti gli altri parametri quali: localizzazione, prodotto, analisi di mercato. E dopo aver deciso di fare gli investimenti in affitto, acquisto, eventuale mutuo, attrezzature, personale, arredamenti, ecc. Come l'azienda può farsi conoscere? E da chi?
Individuato il segmento o i segmenti di clienti interessati è ora di programmare la comunicazione. E non è vero che ci vogliono sempre grandi budget.
Programmare la comunicazione vuol dire definire gli obiettivi e scegliere gli strumenti. Quali strumenti? Pubblicità, promozione alle vendite, relazioni esterne, organizzazione di eventi, marketing diretto.
Per una nuova attività può essere utile analizzare quali strumenti o media siano più idonei al raggiungimento del proprio target e quindi pensare ad un investimento mirato in pubblicità.
Ma non può essere solo questo. La pubblicità è molta e ognuno di noi ogni giorno riceve troppi stimoli per poter essere in grado di coglierli tutti.
Può essere opportuno pensare di utilizzare i social media per iniziare a farsi conoscere dal target di riferimento, creando una rete che aiuterà il processo di comunicazione.
In seguito organizzare eventi e animazione del punto vendita.
All'inizio è importante far parlare della propria azienda, e non deludere le aspettative che si vanno a creare.
In questo modo si genera una comunicazione spontanea. Saranno i clienti stessi che avranno piacere di parlare del punto vendita, di promuoverlo e perchè no mettersi in rete per condividere le esperienze d'acquisto.

Mentre la strategia del "tiro su la saracinesca e il cliente arriva" non funziona. Non oggi, non se non si è in pieno centro, non se il prodotto che si commercializza non va a soddisfare un bisogno primario, non se esistono già attività commerciali con lo stesso prodotto o prodotti sostitutivi.

Proviamo ad utilizzare i mezzi a disposizione.

venerdì 14 maggio 2010

Penetrare nel mercato

Questo linguaggio è quello che si usa abitualmente in marketing quando si è di fronte ad aziende che vogliono incrementare le vendite dei prodotti attuali, nei mercati esistenti (per esempio: aumentando la domanda primaria per il prodotto, attirando clienti della concorrenza, o attraverso joint-venture). Ma si possono avere anche strategie di sviluppo incentrate sui prodotti o sui mercati.
Ed oggi vi voglio parlare di un' impresa locale SINERGY ZERO9. E' un impresa nata tre anni fa per la vendita di rivestimenti, pavimenti, sanitari. Con il tempo si è sviluppata su diversi mercati, dal consumatore finale all'intermediario professionista (nuovi segmenti), dal mercato locale al mercato extra-territoriale (espansione geografica). Fino ad introdurre nuovi prodotti (serramenti, estensione di gamma di sanitari, prodotti "verdi", etc) sia per destinarli ai mercati già serviti dall'azienda (estensione della gamma di prodotti) sia per nuove nicchie di mercato (acquisizione di nuove gamme di prodotti).
Lo sviluppo e l'evoluzione delle scelte sono stati accompagnati da investimenti dell'impresa verso il miglioramento del punto vendita e la realizzazione di uno show room necessario per la presentazione dei prodotti proposti.
Negli ultimi tempi la strategia di crescita è in evoluzione, non più solo rivolta al prodotto e al mercato ma alle strategie di approvigionamento (quindi a monte) e al processo di fornitura del prodotto (quindi a valle). Scegliere di integrare la distribuzione aziendale incrementando i servizi offerti è una strategia in risposta ai bisogni dei clienti finali per andare incontro più efficacemente alle loro esigenze.

Solo alcuni esempi:
- ristrutturazione del bagno in soli cinque giorni lavorativi (dalla demolizione, alla realizzazione degli impianti idraulici ed elettrici, alla posa dei rivestimenti sino al montaggio dei sanitari e allo smaltimento di tutto il materiale inerte). Tutto ciò preceduto dalla visita dello show-room e la scelta dei materiali con personale esperto e realizzazione di progetti grafici.
OBIETTIVO: semplificare la vita del cliente, abbattere i tempi e i costi di realizzazione dell'opera, miglior risultato finale
- costruzioni e ristrutturazioni "chiavi in mano" possibile grazie alla rete di artigiani e professionisti che l'azienda ha saputo creare
PUNTI DI FORZA: ridurre i tempi di ricerca del clienta, abbattere i costi, rispetto dei tempi, miglior coordinamento nella realizzazione delle opere, il cliente ha un unico referente.

L'azienda ha colto che per poter soddisfare i mercati è necessario offrire prodotti integrati, servizio totale, qualità, diversificare l'offerta ed essere sempre alla ricerca di nuove strategie.

Personalmente credo che tra i fattori di successo vi siano: umiltà, ascolto, ricerca della qualità, attenzione, grande dedizione alla professionalità, passione.
Ovvio che penso ci siano anche margini di miglioramento, ma altrimenti cosa sarei qui a fare?!?!?!

Per i risultati lasciamo che sia il cliente a parlare.

lunedì 10 maggio 2010

Il marchio è nella mente

Spesso mi trovo a dover spiegare che non basta avere un bel logo per aver creato il proprio marchio. Il marchio di ogni azienda, anche la più piccola, si crea nella mente del cliente.
E' ciò che il cliente si aspetta e percepisce che genera l'immagine dell'azienda. E questo a seguito di una serie di contatti tra cliente e fornitore: con lo scambio, con la comunicazione pianificata e con i servizi erogati.
Soprattutto nel caso di prodotti materiali il fattore fondamentale per generare il marchio è la comunicazione pianificata, attraverso i vari media di comunicazione al mercato.

Per questo, soprattutto oggi, è opportuno pianificare le proprie esigenze comunicative (visto che i media sono cresciuti e cambiati), è essenziale monitorare l'opinione (i rumors) che i clienti hanno dell'azienda (perchè i clienti dispongono di maggiori strumenti per interagire tra di loro e all'esterno) ed è necessario capire se l'immagine che l'azienda vuole trasmettere è effettivamente quella che viene percepita dalle persone.

Vi faccio l'esempio di un ristorante locale.
Questo locale è nato alcune decine di anni fa, con una mission ben definita, sviluppare la cultura della ristorazione slow food, promuovendo la cucina di qualità, la ricerca, il servizio.
Da alcuni anni il locale ha cambiato gestione e l'attuale proprietaria compie ogni anno numerosi sforzi per cercare di conquistare segmenti di clienti da poter fidelizzare.
L'errore, forse, sta nel non essere riusciti a generare un'identità forte e riconoscibile. E soprattutto non riuscire a mantenerla viva nella mente del cliente.
Il cliente è soddisfatto? Il rapporto qualità/prezzo soddisfa le sue aspettative? Qual'è l'immagine che il cliente ha? E' riuscita l'azienda a generare un marchio che si differenzia dalla concorrenza per prodotto, servizio e comunicazione?
Ma soprattutto il cliente si ricorda del marchio? E come lo ricorda?

Per rispondere a queste domande si sta cercando:
- di generare una comunicazione pianificata, una comunicazione che parte dall'inserzione per "risvegliare" la memoria del cliente e per sviluppare la conoscenza del potenziale cliente;
- di far leva sui servizi offerti: taxi a domicilio per i clienti, vicinanza con un pontile per le barche;
- di creare interazione con il cliente.

E' opportuno non trascurare:
- l' organizzazione di eventi nuovi o identificativi per il locale;
- lo sviluppo dell'identità di familiarità, tipicità e bellezza della location;
- la proposta gastronomica in funzione del mercato e della miglior offerta qualità/prezzo;
- la differenziazione dalla concorrenza e la collaborazione con le altre realtà locali;
- la continua valutazione della soddisfazione del cliente;
- la presenza del locale.

Il prodotto deve sostenere l'identità del marchio ma è in ciò che si comunica e come lo si fa che sta la nascita dell'immagine.

martedì 4 maggio 2010

QUANDO LA RETE E' ANCHE BUSINESS



Oggi vi voglio parlare dell'esperienza di un'amica: Giulia Massera. Italiana d'origine, inglese d'adozione.
Dal 2003 risiede in Inghilterra e da alcuni anni ha lasciato il proprio lavoro per dedicarsi alla propria passione: la moda.
Ma non è una stilista comune, non ha un percorso di studi definito e delineato nel settore, non segue regole standard.

Lei usa il riciclo quale forma per RIGENERARE il proprio stile e per
proporre idee alle persone interessate. E ha generato una RETE per sviluppare una community di "persone creative" e promuovere l'individualità del concetto di moda.
Nascono così, nel 2009, due realtà web: Shicon e Refashinoso

Shicon e' una nuova community-network di designers, da tutto il mondo, che amano sfidarsi giornalmente in competizioni di design a tema libero o su temi ad hoc (definiti anche da Marchi Internazionali).
Refashinoso è il sito di raccolta e divulgazione di tutti i Tutorial creati per diffondere l'arte del riciclo legati alla moda.

I fattori vincenti alla base di questi progetti sono:

  • essere attuali
  • utilizzare il web e i nuovi media ( per creare, per condividere, per vendere, per comunicare)
  • alto coinvolgimento e interazione (sharing di idee, possibilità di interagire)
  • proporre uno stile unico e individuale (ogni progetto vincente è realizzato in numeri limitati)
  • valorizzare temi di sostenibilità e riciclo (rigenerare il proprio stile attraverso idee nuove)
  • rafforzare il concetto di rete e di sharing di idee

Tutto ciò, unito alla tenacia e all'entusiasmo di Giulia, genera Business e sta trasformando queste idee in reali realtà imprenditoriali. Sempre più Marchi si affidano a Shicon per generare prodotti unici, sempre più realtà sono interessate all'argomento della sostenibilità e richiedono la possibilità di organizzare workshop, sempre più media e siti web si interessano all'argomento garantendo alla rete di promuoversi e diffondersi, sempre più persone partecipano alle idee e scaricano i tutorial, sempre più artisti o stilisti emergenti sono interessati alla creatività di Giulia.

Insomma siamo di fronte a un caso in cui dall'idea alla realizzazione ci sono tutti i presupposti per un' impresa di successo.

Il tutto grazie allo sviluppo e alla forza della rete.