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Blog di Cristina Savi - DIRE FARE MANGIARE


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mercoledì 13 gennaio 2016

SEI DI VERBANIA SE TI ACCONTENTI E NON SENTI

 “Sul finire degli anni '80 la gente aveva perso a tal punto il senso della propria dignità che si viveva in una specie di limbo, dove nessuno aveva più voglia di protestare figuriamoci poi di ribellarsi. E non c'è niente di più idoneo perché il potere possa compiere i propri misfatti nella più assoluta impunità. Questa rassegnata abulia che coinvolgeva anche artisti un tempo impegnati, giornalisti non di regime e politici d'opposizione è sintetizzata nel finale della Domenica delle Salme, dove si parla di pace terrificante, mentre il cuore d'Italia si gonfia in un coro di liberante protesta. Se non che la protesta ha la voce di un coro di cicale, scelto ad emblema del menefreghismo collettivo.” 
Fabrizio De Andrè


E' difficile osservare come tutto rimanga impunito e non provochi ribellione a Verbania (tante verità, attività non corrette, nessuna trasparenza), se non in qualche chiacchiera da bar o in qualche post da parte dei più sanguigni. Il disinteresse per ciò che accade, la difesa della propria comodità, la perdita completa della presa di posizione.

"I problemi interessanti la collettività, ai quali non eravamo più abituati a prendere parte attiva, vengono subordinati al problema individuale, difficile problema, del tirare a campare" risveglio ossolano - settimanale indipendente, Domodossola 1 gennaio 1946

A Verbania trovi: i professionisti improvvisati, la crisi del merito, l'assenza di opportunità, l' irriconoscenza del valore, il sovraffolamento dei paraculo, dazi doganali se provi ad entrare in un settore, tante parole e poche azioni conseguenti, i podisti, i frontalieri, tanti bar, stipendi bassi, imprenditori che falliscono e riaprono, persone che hanno realmente rubato e hanno i soldi per creare nuove imprese, tanti grafici, tanti che si occupano di comunicazione, più operatori video e fotografi per i media locali delle notizie e dei servizi che sono da fare, tanti avvocati, una biblioteca, un cinema, un bus ogni tanto, nessuna identità di luogo, pochissima aggregazione, assenza di socializzazione, seconde case, un imbarcadero, attività commerciali in centro (poche delle quali con prodotti di qualità), La Casera (uno dei pochi casi di successo locale), una pista ciclabile, tanti che provano a fare politica (ma sono sempre gli stessi), alcuni immigrati, cinque ristoranti giapponesi, una scuola di musica (finchè potrà reggere senza risorse economiche), Lampi sul Loggione, la Ludoteca, alcuni parchi gioco (se non passa qualche cretino a distruggerli), 2-3-4 spiagge a seconda dell'altezza del Lago Maggiore, i battelli per le Isole (e i battellot), il Burtulott, Madonna di Campagna, all'anagrafe i nati a Verbania, professionisti che si accontentano, poche persone legate al bene comune, gli incazzati, i radical chic, gli oratori parrochiali, due librerie, alcuni talenti, i cassonetti per la raccolta differenziata e i sacchettini per la cacca dei cani e nonostante questo trovi immondizia e cacca ovunque, i giovani tra i 18 e i 30 anni che se ne vanno, gli anziani che presiedono, lavori in corso, le luminarie più tristi da Arona a Cannobio, il calendario dell'Avvento in feltro sotto Palazzo di Città, chi lavora in casa, tanti tornei di calcio e calcetto, buoni Istituti di formazione secondaria, Palazzo Flaim, Villa Taranto, il battellino per le Isole Borromee, fotografi tanti, interpellanze, figli di papà di trent'anni fa e quelli di oggi, i falsi e cortesi (d'altronde piemuntes fals e curtes), gli alternativi, i giovani che fanno rock e quelli che vogliono il DJ, qualcuno che ci crede ancora.

Mi è stato detto “ti sei fatta terra bruciata con ciò che scrivi”, “non dovresti scrivere ciò se vuoi tenere delle pr”. Probabilmente è vero ma poco mi importa. Tacere per opportunità non è il mio atteggiamento e comportarmi come gli altri si aspettato per avere consenso non mi viene naturale. Utilizzo uno strumento, la rete, nel modo che ritengo il migliore per me, ovvero il poter esprimere liberamente ciò che penso, e poter nel mio piccolo non chiudere gli occhi di fronte alla mancanza di rispetto, giustizia e meritocrazia. Il Buongiorno di Gramellini su La Stampa del 12/11/2016 parla di casi di mal funzionamento del settore pubblico e la difficoltà di denunciarli pena l'isolamento e la discriminazione. Io provo a portare il mio micro contributo di competenza a quella che è la mia città. A chi mi disse “pensa in grande”, “chettenefrega” rispondo: ho rinunciato ad incarichi perchè mettevano in dubbio i valori per me più importanti e vado avanti così. 
Non avere un'occupazione fissa (in un prossimo post le avventure di chi cerca lavoro a Verbania) è uno standard per me. Non sono proprio una persona comoda. E non mi piace il potere di chi lo esercita per acquisizione e non per merito, abusandone.


13/1/2016
Su Ecorisveglio del 6/1/2015 vi era uno speciale dedicato ai 70 anni della testata, da cui è tratta la frase sopra riportata. Vi assicuro che è stato emozionante leggere con quanto ardore si credeva nell'informazione allora, al termine della Seconda Guerra Mondiale. Il risveglio dal torpore e l'interesse per il bene pubblico sarebbero punti chiave su cui agire anche oggi. Ma chi ne ha il tempo? Cosa cambierebbe? Tanto tutto resta uguale. Questo è ciò che sento ripetere spesso.
E non so se sia vero, forse si. Per essere informati ci vuole tempo, cosa cambierà non lo so, magari nulla. Di sicuro l'attuale politica, il metodo per l'affidamento di incarichi, le scelte dei professionisti portano a pensare: con quale spirito resto qui e per fare cosa? Questa si chiama delusione.

C'è chi si rassegna, chi se ne frega e chi s'incazza, io appartengo al terzo gruppo, di solito.


Buona giornata!


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